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Longevità: svelate le virtù di Maria, 117enne spagnola. Dieta fattore chiave

Farbene.shop | Longevità svelate le virtù di Maria, 117enne spagnola. Dieta fattore chiave

La ricerca scientifica ha svelato il segreto di Maria Branyas Morera, spagnola, che nel 2023 divenne la donna vivente più longeva al mondo.

Nata nel 1907, morì nell’agosto del 2024 all’età di 117 anni. Il suo caso offre una prospettiva inedita sulla biologia dell’invecchiamento, dimostrando che l’età estremamente avanzata e una salute precaria non sono intrinsecamente collegate.

Lo studio, che ha esaminato genoma, trascrittoma, metaboloma, proteoma, microbioma ed epigenoma della donna, ha rivelato un quadro affascinante: la signora presentava un accorciamento dei telomeri (marcatore di longevità) del 40% rispetto alle coorti di confronto, ma anche una sorprendente assenza di gravi malattie età-associate, inclusi cancro o disturbi neurodegenerativi.

Questi risultati suggeriscono che la sua longevità è stata promossa da una combinazione di varianti genetiche resilienti e da un sano ambiente, interno ed esterno.

Tra i fattori protettivi più evidenti, lo studio ha evidenziato un metabolismo lipidico altamente efficiente e livelli di infiammazione estremamente bassi.

La donna presentava livelli molto bassi di colesterolo V-Ldl e trigliceridi, mentre il colesterolo Hdl era molto alto. Questa firma metabolica, che la ricerca associa a una longevità estesa e all’assenza di demenza, era supportata da bassi livelli di marcatori infiammatori sistemici come GlycA e GlycB.

Un microbiota ringiovanito

Un elemento cruciale nel mantenimento di questo profilo di salute, in particolare per quanto riguarda la bassa infiammazione e l’efficace metabolismo lipidico, è risultato essere il suo microbiota intestinale “ringiovanito”.

L’analisi del microbioma fecale, confrontata con un ampio gruppo di controllo (445 individui di età compresa tra 61 e 91 anni), ha rivelato risultati inaspettati.

Innanzitutto, la signora mostrava una maggiore alfa-diversità (una misura della varietà batterica all’interno del campione) rispetto alla media della popolazione femminile di controllo (6,78 contro 3,05).

Il dato più sorprendente è stata l’abbondanza elevata del phylum Actinobacteriota, in particolare del genere Bifidobacterium.

Questa scoperta è notevole, poiché i livelli di Bifidobacterium tendono tipicamente a diminuire negli individui anziani, ma sono stati precedentemente riportati come elevati nei centenari e, soprattutto, nei supercentenari.

Il Bifidobacterium è un batterio considerato benefico, noto per contribuire alle risposte antinfiammatorie.

Questo si allinea perfettamente con i bassi livelli di infiammazione rilevati nello studio metabolomico.

Inoltre, l’elevato contenuto di Bifidobacterium è associato alla produzione di acidi grassi a catena corta e acido linoleico, osservazioni che si collegano direttamente al profilo lipidico sano della donna.

Dieta e stile di vita

La composizione unica del microbiota non era probabilmente un caso.

I ricercatori hanno esaminato le sue abitudini di vita, notando che la signora consumava circa tre yogurt al giorno.

Questi yogurt contenevano Streptococcus thermophilus e Lactobacillus delbrueckii subsp. bulgaricus, noti per favorire la crescita proprio del genere Bifidobacterium nell’intestino.

In aggiunta all’abitudine dello yogurt, il profilo microbico, caratterizzato anche da livelli ridotti dei phyla Proteobacteria e Verrucomicrobiota, a loro volta associati a minore fragilità legata all’età, risultato coerente con la sua adesione a una dieta Mediterranea.

Lo studio ci rivela inoltre, che Maria Branyas Morera, passava molto tempo con la famiglia e gli amici, amava giocare con i cani, leggere libri, curare il giardino, camminare, suonare il pianoforte e aveva una buona qualità del sonno.

Niente alcol, né fumo.

Così commentano gli Autori: “I risultati rafforzano l’idea che la longevità estrema derivi dall’equilibrio tra natura e abitudini di vita. Un genoma resiliente fornisce la base, ma lo stile di vita e l’ambiente plasmano queste caratteristiche.

La combinazione di un efficiente metabolismo lipidico, un basso stato infiammatorio e un microbiota anti-infiammatorio e ringiovanito, potenzialmente modulato dalla dieta, illustra come l’invecchiamento e l’insorgenza della malattia possano essere scollegati a livello molecolare.

Quello di Maria è un “caso di studio”: l’estrapolazione di questi risultati alla popolazione generale richiederà coorti più ampie e studi longitudinali prospettici per progettare interventi anti-invecchiamento efficaci”.

(Nicola Miglino fonte: www.nutrientiesupplementi.it)

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