Evidenze crescenti suggeriscono un legame significativo tra salute intestinale, neuroinfiammazione e metabolismo, con importanti implicazioni per il trattamento dell’obesità e delle malattie neurodegenerative.
Diversi studi, infatti, hanno dimostrato che la modulazione del microbiota, attraverso l’uso di composti bioattivi come la curcumina, può esercitare effetti protettivi sia a livello intestinale che cerebrale, riducendo l’infiammazione, migliorando la funzione cognitiva e influenzando positivamente la composizione corporea.
Al tema, è stata dedicata una review pubblicata di recente su Nutrients. A parlarcene, Rita Businaro, coordinatrice del lavoro, ordinario di Anatomia umana all’Università La Sapienza di Roma e direttore del Master in Stress, sport, nutrizione: nuovi approcci diagnostici e terapeutici per wellness, fitness, prevenzione e riabilitazione.
P.ssa Businaro, quali sono le proprietà generali della curcumina?
La curcumina svolge attività antiossidante e anti-infiammatoria ed è pertanto in grado di contrastare lo sviluppo di malattie metaboliche e cronico-degenerative
Come viene metabolizzata nel corpo e quali sono i suoi principali metaboliti?
Viene metabolizzata sia nel fegato che nell’intestino; a livello del colon il microbiota intestinale metabolizza ulteriormente la curcumina liberando, tra l’altro, diidrocurcumina e tetraidrocurcumina, dotati di attività anti-ossidante e antinfiammatoria
Quali sono gli effetti della curcumina sulla composizione corporea e sull’obesità?
Trial clinici randomizzati hanno dimostrato che l’assunzione di 1,5 grammi di curcumina al giorno per 1 mese induce una significativa riduzione del Bmi. Studi preclinici condotti in modelli cellulari in vitro hanno dimostrato che la curcumina agisce sul processo di differenziamento dei pre-adipociti in adipociti, riducendolo. Inoltre, la curcumina, modulando l’attività dell’Amp-activated Kinase, può ridurre la lipogenesi, stimolare la beta-ossidazione degli acidi grassi, inibire la sintesi dei trigliceridi e stimolare la trasformazione del tessuto adiposo bianco in tessuto adiposo bruno, dove il disaccoppiamento della catena di trasporto degli elettroni dalla produzione di Atp porta alla dissipazione dell’energia sotto forma di calore. Infatti, la curcumina può promuovere la trasformazione del tessuto adiposo bianco in cellule adipose beige che esprimono i geni correlati alla termogenesi
In che modo la curcumina contrasta l’infiammazione cronica associata all’obesità?
Lo stress del reticolo endoplasmatico negli adipociti ipertrofici promuove il rilascio di fattori chemiotattici in grado di reclutare cellule appartenenti al sistema monocito-macrofagico dal circolo sanguigno e di promuovere la loro polarizzazione verso il fenotipo infiammatorio M1, caratterizzato dal rilascio di citochine infiammatorie. La curcumina è in grado di ridurre l’attivazione dell’inflammasoma mediata dal fattore NFkB, inibendone la traslocazione nel nucleo e di ridurre lo stress del reticolo endoplasmatico. Inoltre alcuni trial clinici hanno dimostrato che l’assunzione di curcumina porta a una riduzione dei livelli sierici di alcune citochine, tra cui Tnfalfa, Il-1beta e Il-6
Qual è il ruolo della curcumina nel modulare lo stress ossidativo?
La curcumina potenzia le difese cellulari contro lo stress ossidativo stimolando la traslocazione del fattore di trascrizione Nrf2 dal citoplasma al nucleo; qui Nrf2 combinandosi al fattore Maf si lega al promotore di circa 200 geni citoprotettivi; in particolare, stimola la trascrizione dei geni che codificano per enzimi anti-ossidanti, potenziando in questo modo le difese della cellula. Inoltre la curcumina legandosi alla cisteina 151 dell’inibitore Keap1, previene la poliubiquitinazione e successiva degradazione di Nrf2 nel proteasoma. La capacità della curcumina di attivare ilpathways di Nrf2, soprattutto a livello dei macrofagi, è di notevole interesse per il trattamento dell’obesità, in quanto lo stress ossidativo gioca un ruolo chiave nello sviluppo delle reazioni infiammatorie associate a questa condizione.
La curcumina ha un impatto sulla prevenzione delle malattie metaboliche in età infantile e adolescenziale?
Nei primi mille giorni, dal concepimento fino ai due anni di età, gran parte dell’organismo è “in via di costruzione”, è plastico e, quindi, molto sensibile agli input esogeni, tra cui i fattori alimentari. Fino all’adolescenza si costruisce quel profilo metabolico che, in caso di squilibri, potrà predisporre allo sviluppo di insulino-resistenza, sindrome metabolica, diabete di tipo II con tutte le possibili conseguenze a livello cerebro- e cardiovascolare. Studi condotti in modelli animali di obesità prepuberale hanno stabilito che l’assunzione di curcumina in un’età prepuberale era in grado di normalizzare numerosi parametri, suggerendo che questa fase è cruciale per prevenire le malattie metaboliche
Quali sono gli effetti della curcumina sull’infiammazione cerebrale associata all’obesità?
Nei pazienti obesi è stata osservata astrogliosi, con una correlazione diretta tra questa e Bmi, a prescindere dal sesso e dall’età. Cellule microgliali, principali responsabili dello sviluppo di neuroinfiammazione, si accumulano nell’ipotalamo di animali nutriti con una dieta ricca di grassi saturi. Curcumina, aggiunta a colture di microglia stimolate con Lps, si è dimostrata in grado di prevenirne la polarizzazione verso un fenotipo infiammatorio M1, aumentando, invece, l’espressione di marker anti-infiammatori, agendo sull’interazione tra i recettori Tlr4 e Trem2. Altri studi hanno dimostrato che la curcumina è anche in grado di stimolare la neurogenesi a livello del giro dentato.
Come la curcumina influenza il microbiota intestinale e la barriera intestinale e quali sono le implicazioni per la salute?
Il microbiota, formato da un insieme di microrganismi, principalmente batteri ma anche lieviti, funghi, virus, svolge funzioni cruciali per la salute, come, per esempio, la produzione di vitamine B e K, la fermentazione di carboidrati complessi, contribuendo alla sintesi di acidi grassi a catena corta, preservano l’integrità della barriera intestinale, modificano il microambiente per prevenire la colonizzazione dell’intestino stesso da parte di patogeni. È da sottolineare la correlazione esistente tra disbiosi e sviluppo di diverse patologie, non solo a livello del tratto gastrointestinale, ma anche, ad esempio per patologie come obesità, diabete, allergie, asma e alcune malattie neurodegenerative. A riprova dell’importanza del microbiota nel supportare l’omeostasi va ricordato che alcuni polifenoli, tra cui la curcumina, contrastano l’obesità in quanto modificano il microbiota intestinale; anche l’effetto termogenico indotto dalla curcumina, mediato dall’attivazione di Ucp1, dipende direttamente dal microbiota intestinale.
La somministrazione di curcumina a ceppi di topi privi del recettore delle Ldl (Ldlr-/-) nutriti con dieta iperlipidica per 4 mesi era in grado di ripristinare l’attività della fosfatasi alcalina e di ridurre la permeabilità della barriera intestinale. Inoltre studi condotti in vitro su cellule epiteliali dell’intestino, hanno stabilito che, dopo trattamento con Lps, la curcumina ripristinava le tight junctions aumentando i livelli di claudine e ZO-1 e diminuiva la produzione di citochine infiammatorie che avrebbero compromesso la permeabilità intestinale e stimolato un’infiammazione di tipo sistemico; in più, la somministrazione di curcumina riduceva in maniera significativa la proliferazione di Escherichia Coli. Un altro studio ha dimostrato che la curcumina attenua il pathway di NfkB in un modello animale nutrito con dieta iperlipidica. I risultati ottenuti suggeriscono che la curcumina svolga un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’integrità della barriera intestinale e che tra i diversi meccanismi coinvolti ci sia la modulazione del pathway TLR4(MyD88/NfkB.
Quali sono le principali sfide attuali per la piena validazione e integrazione della curcumina nella pratica clinica?
in futuro saranno ottimizzati nuovi metodi di somministrazione, come ad esempio l’inclusione della curcumina in nanocapsule, la formulazione in liposomi, che dovrebbero aumentarne significativamente la biodisponibilità e la stabilità, migliorandone gli effetti terapeutici. Inoltre, l’integrazione di tecnologie basate su metodi omici come la metagenomica, la metabolomica o la trascrittomica, sarà essenziale per individuare la variabilità individuale nella risposta all’integrazione con curcumina e per identificare potenziali biomarcatori di efficacia e reattività. Questo approccio potrebbe supportare l’implementazione di strategie nutrizionali e terapeutiche personalizzate, adattate alla composizione del microbiota, al background genetico e al profilo metabolico del paziente. In questo contesto, la curcumina potrebbe emergere non solo come nutraceutico di interesse, ma anche come potenziale adiuvante nella medicina di precisione, in particolare nella gestione dell’obesità e dei disturbi correlati alla neuroinfiammazione. Tuttavia, una più profonda comprensione dei meccanismi patogenetici e una solida validazione clinica sono prerequisiti essenziali prima che la curcumina possa essere pienamente integrata in protocolli terapeutici evidence-based.
(Nicola Miglino fonte: www.nutrientiesupplementi.it)